Come un gioco a quiz mi ha reso un appassionato di Ritorno al Futuro (di Luca Gioacchino De Sandoli)

Photo Play

“Ciao, Marty!
Biff è riuscito a copiare la macchina del tempo. Ora può viaggiare nel tempo e cambiare la storia. Ha già distorto alcune cose.”

Così iniziava il cartiglio che appariva come introduzione a un videogioco che mi piaceva tanto. Dai nomi di Marty e di Biff si può chiaramente intuire che “Ritorno al futuro” c’entri qualcosa. E infatti era un gioco con a tema la saga cinematografica e con il suo stesso nome.

Però non si tratta del gioco “Back to the Future: the Game” che è disponibile su PS3, computer e Wii, e che consiste nel far muovere il personaggio di Marty attorno alla sua Hill Valley in varie epoche diverse servendosi del joystick.

Si trattava invece di un gioco a quiz con cui ho giocato fra il 2001 e il 2002 su una consolle touch screen chiamata “Photo Play”, uno schermo contenente tanti giochi di abilità, carte, quiz eccetera.
Ancora adesso se ne trovano in giro.

Per selezionare uno dei giochi presenti, basta toccarlo con un dito. Sempre con una ditata bisognava selezionare la risposta giusta a una domanda. O la carta da scoprire, o il dettaglio da toccare.

Se io sono un grande ammiratore di “Ritorno al futuro”, è perché tutto è partito proprio da un videogioco di “Photo Play”. Tutti noi si arriva ad amare qualcosa per mezzo di qualcos’altro che maneggiamo da piccoli: libri, fumetti… i videogiochi non fanno eccezione.
E ai tempi delle medie, fra i videogiochi che amavo di più c’era appunto il “Photo Play”.
Mi piacevano i giochi di calcio, quelli con le macchine, ma mi piacevano anche i quiz, giochi dove per cavarsela bisognava essere dotati di un po’ di cultura generale.

Photo Play - consolle

Un giorno del 2001, sul “Photo Play” che stava in un bar vicino a casa, trovai un gioco a quiz appunto intitolato “Ritorno al futuro” e simboleggiato da una macchina. Preso dalla curiosità inserii il credito, lo scelsi e lessi le istruzioni.

Il cartiglio che introduceva il gioco era accompagnato da un filmato iniziale (che si poteva saltare con un tocco del dito) che era una sequenza di immagini tratte dai 3 film della saga, che iniziava con la tempesta di fulmini che sfiorava la Torre dell’Orologio e che terminava col ritrovamento da parte di Marty della tomba di Doc datata 7 settembre 1885.

L’incipit con cui ho aperto questo mio scritto era l’inizio una lettera di Doc indirizzata a Marty, che lo informava che Biff, l’antagonista, era appunto riuscito a realizzare un duplicato della DeLorean trasformata in macchina del tempo, acquisendo così la possibilità di viaggiare nel tempo e modificare la storia. Marty, cioè il giocatore, aveva il compito di inseguirlo (o meglio di scegliere uno fra 5 anni a disposizione, quelli “distorti” da Biff) e di mettere “vero” o “falso” a tre affermazioni riguardanti un evento accaduto nell’anno scelto. Gli anni andavano dal 1900 al 2000, insomma ricoprivano tutto il Ventesimo secolo. A sinistra dello schermo c’era una foto con le teste dei 4 componenti della famiglia di McFly, che sparivano una per volta a ogni risposta sbagliata. Sopra la schermata delle affermazioni c’erano i circuiti del tempo che indicavano la data in cui ci si recava e quella in cui ci si trovava, e sopra ancora c’erano due DeLorean che si inseguivano su una pista.
Quella di Marty stava in fondo a sinistra, quella di Biff era un po’ più avanti.

Una volta saltato il filmato iniziale con un semplice tocco del dito, appariva una copia dell’Hill Valley Telegraph che dava un titolo fittizio, tipo “Biff viene nominato dominatore dell’universo”.
Un chiaro rimando ai titoli di giornale del 1985 alternativo con Biff ricco e potente, così come il fatto che Biff ha copiato la macchina del tempo è un rimando a quando il suo alter ego del 2015 la ruba per andare nel 1955 con l’almanacco sportivo.

BTTF 2

Quindi bisognava scegliere una delle 5 dimensioni temporali messe a disposizione dal gioco.
Scelto l’anno, si vedeva l’ultima scena del primo film, con la DeLorean volante che partiva per il 2015, e poi si leggeva una frase su un evento di uno dei 5 anni a disposizione.
A seconda dell’epoca dell’anno scelto, le frasi apparivano su un foglio di carta, o un foglio telegrafato, o su un giornale, o su uno schermo.
Se si rispondeva correttamente a un’affermazione, si correggeva la storia. Ma se si sbagliava a dire “vero” o “falso”, si finiva col cambiare la storia, e Biff faceva sparire uno dei parenti di Marty.
Questo quando si sbagliava una delle 3 affermazioni poste al giocatore.

DeLorean Flying car

Se si rispondeva in modo corretto a tutte e 3 le affermazioni dell’anno scelto, compariva un filmato con la DeLorean che entra nella Hill Valley del 2015 dall’autostrada del cielo e si accedeva a una domanda bonus a cui bisognava rispondere correttamente entro un certo limite di tempo.

Se si rispondeva correttamente, ci si avvicinava sempre più a Biff, il titolo dell’Hill Valley Telegraph di inizio partita veniva ridimensionato (“Biff viene nominato Presidente degli Stati Uniti”) e si aveva un anno in meno in cui recarsi e con 3 affermazioni a cui rispondere VERO o FALSO. E se prima di quel momento Biff aveva eliminato un membro della famiglia McFly, lo si recuperava.

E si andava avanti così finché una volta completata la serie di affermazioni e corretti tutti gli anni si raggiungeva la DeLorean di Biff, si vedeva l’Hill Valley Telegraph titolare qualcosa a suo sfavore e si vinceva la partita, anche se poteva capitare di concluderla con solo un McFly sopravvissuto.

Ma se si sbagliava a dare la risposta per 4 volte, si perdevano tutti i parenti di Marty, Biff raggiungeva l’estremità destra della pista, la partita terminava e bisognava inserire il proprio nome nella classifica finale dove era registrato il punteggio fatto.

Una volta per esempio mi capitò il 1994. La prima affermazione era: “Si gioca la Coppa del Mondo negli Stati Uniti”. VERO o FALSO?
Scelsi VERO, e andai avanti (avevo corretto la storia, e la DeLorean di Marty avanzava sulla linea).
Purtroppo ricordo che la frase seguente la diedi come falsa, ed essendo io un esperto di calcio il mio fu un grosso sbaglio. Schiacciai FALSO all’affermazione successiva, che diceva che il Brasile aveva vinto la Coppa per la quarta volta nella storia. Come sui giornali cambiati da Marty dopo aver bruciato l’almanacco sportivo, ci fu un cambio di parole: la parola “quarta” diventò “seconda” e apparve un cartiglio rosso che diceva: “Oh, no! Hai cambiato la storia!”
La macchina di Biff avanzò. Come succede quando si sbaglia la risposta. E io vidi svanire il volto di uno dei componenti della famiglia di Marty dal ritratto, finché la partita non si concluse.

Io ho giocato a questo gioco per parecchi mesi, tra Bologna e Rimini, fino al 12 luglio 2002. Dopo di allora, non l’ho più ritrovato, anche se l’ho cercato dovunque andassi, in tutte le sale giochi. Ma niente, non c’era più.

Intanto però qualcosa era germogliato in me. E questo qualcosa si manifestò già nell’agosto 2001, alcuni mesi dopo che avevo iniziato a giocare a quel gioco.

Avevo già veduto in passato alcune scene della trilogia, ma senza sapere che cosa fosse. Mi aveva turbato quella del treno che spinge la DeLorean nel terzo film (forse perché non mi sono mai piaciuti i western), avevo visto sempre qualche scena del terzo film in “Tir-Na-Nog” di Mike Newell con Gabriel Byrne (un film con due bimbi irlandesi che rubano un cavallo e si rifugiano in un cinema dove guardano appunto “Ritorno al futuro 3”, come aveva detto un mio compagno di classe), e mi aveva incuriosito il secondo film, attratto dalla convinzione che il 2015 sarebbe stato come quello immaginato nella realtà filmica e dal fatto che la storia non poteva terminare coi protagonisti che si ritrovano nel 1985 alternativo. Mi era capitato già in precedenza di vedere qualche scena della saga, ma di vedere tutto un film mai.

Intanto, guardando le foto di un sito in lingua inglese, mi ero fatto un po’ un’idea della storia, e avevo imparato gradualmente i nomi, i fatti, eccetera.

Nell’agosto 2001 ero in vacanza dai nonni, e in un giro di canali mi capitò proprio una scena di “Ritorno al futuro 2”, per essere esatti quella in cui l’invecchiato Marty si difende da Fujitsu che lo accusa di aver fatto una scansione che non doveva fare e poi lo licenzia.

BTTF fulmine alla torre

Finalmente una buona occasione per vedere “Ritorno al futuro”! Ebbene, ero già alle prese con la scena in cui i protagonisti tornano dal 2015 al 1985, e scoprono gradualmente che c’è qualcosa di strano… le strade rotte, le auto scassate, brutti ceffi che girano per strada, l’immenso hotel di Biff che si erge sopra il tribunale della città.

Preso dall’emozione e rapito dalla vicenda, mi guardai tutto il film, rimanendo sconvolto nel vedere Doc nella DeLorean volante venir colpito dal fulmine, proprio quando con l’almanacco rubato si era sistemato tutto quanto, e rimanendo frustrato con il finale che dice: “Continua…”

Nei 3 mesi che seguirono, cercai di capirci di più, ma nel contempo mi ritrovavo più a immaginare la saga che a informarmi su di essa. Così, convinto di sapere già l’essenziale, scrissi un raccontino un po’ troppo irrealistico ispirato proprio al secondo film della saga, senza sapere niente sul terzo e avendo poche informazioni sul primo. Mi immaginai un’automobile anch’essa trasformata in macchina del tempo, non una DeLorean (per tutti, una macchina con la scritta DMC sul muso), ma una Fiat Croma CHT, come quella di un mio zio, con il flusso canalizzatore posto dentro il motore invece che nell’abitacolo e con un tasto da schiacciare per viaggiare in un tunnel temporale, invece che raggiungere le 88 miglia e fare un salto istantaneo.

Ai miei nuovi compagni di liceo apparve subito chiaro e tondo che ero un fan di quella saga, pur sapendone poco. Se peccavo di ignoranza su quella saga, avevo come punto favorevole l’entusiasmo.

BTTF fulmine alla DeLorean

Ebbene, l’11 novembre 2001 guardai la prima volta il primo film, imparando ancora di più sulla storia e osservando quest’ultima dal punto di vista di Marty. Il mio personaggio preferito era già diventato Doc da parecchio, e rimasi sconvolto nel vederlo ucciso dai terroristi.
Poi seguii il resto della vicenda, con Marty che impedisce ai genitori di incontrarsi, cerca di rimediare venendo però ostacolato dal giovane Biff che si intromette di continuo (che scatole!) e poi torna rocambolescamente al futuro.

Gran bella storia, anche di più. Però ancora non sapevo che cosa accadeva nel terzo film. Sapevo solo che Marty sarebbe tornato nel 1885 per salvare Doc dall’antenato di Biff e che lo scienziato perdeva la testa per Clara. Nel febbraio 2002 con l’aiuto dei genitori mi iscrissi a Blockbuster (la tessera era a nome di mia madre, i minorenni la tessera non potevano farla e io avevo solo15 anni), e noleggiai il terzo episodio della saga. Vi confesso che ci restai molto male nel vedere Marty tornare tutto solo nel futuro, con Doc che resta nel 1885 all’ultimo momento per salvare Clara dalla morte sulla locomotiva.

Però il finale della storia mi piacque, e non poco. E come molti avranno sicuramente fatto, mi ponevo delle domande. Una su tutte, come mai Biff torna nel 2015 “normale” dopo aver consegnato a se stesso l’almanacco, mentre avrebbe dovuto trovare tutto cambiato, come succede a Marty e Doc?

Notavo pure le costanti presenti negli episodi (“Ho avuto un terribile incubo”, “Grande Giove!”, “Ehi, McFly!”, “Grazie tante, piccolo!” sono solo degli esempi), e nel 2003, sperimentai per la prima volta un DVD (“Ritorno al futuro”, ovviamente!) e una settimana dopo, quando il babbo mi regalò quello di “Rocky”, io trovai addirittura il cofanetto dell’intera saga dei viaggiatori nel tempo, corsi a casa a prendere i soldi e lo comprai prima che lo facesse un altro. Dopodiché, scoprii che Zemeckis e Gale avevano avuto l’idea di raccontare la storia simpatica di un ragazzo che va nell’epoca in cui i suoi genitori avevano la sua stessa età e scopre che non è vero che attraversavano tormente di neve per andare a scuola d’inverno, tanto per fare un esempio. Ecco cos’era la storia di un giovane del 1985 che va nel 1955. Tutto qui. Poi il secondo episodio (che tutti si aspettavano visto il finale aperto del primo film, che doveva essere solo una gag) ambientato nel 2015, coi figli di Marty (che saltando 30 anni in un colpo solo, non dovrebbe invecchiare né avere figli nel futuro)… e poi l’episodio ambientato nel vecchio West, che però era già stato programmato dai realizzatori del film. Fanno male forse i critici a pensare che fosse una storia stiracchiata. Anzi, doveva essere un unico lungo film chiamato “Paradox”. Se non fosse così, allora perché ci sono gli stessi effetti speciali, gli stessi doppiatori italiani, un ravvicinato lasso di tempo tra l’uscita al cinema del secondo e quella del terzo?

Poco prima di vedere per la prima volta il terzo film della saga, rimasi piacevolmente stupito nel sentire Goldie Hawn dire in “La morte ti fa bella” che aveva preso la pozione dell’eterna giovinezza il 26 ottobre 1985. Richiamo a “Ritorno al futuro” evidente. Quest’altro film diretto da Zemeckis è divertente, diciamolo, però è troppo macabro per i miei gusti, e mi ha anche spaventato un bel po’.
Meglio la saga con Michael J. Fox e Christopher Lloyd. Che tutti intorno a me conoscevano, un po’ per farmi piacere, un po’ per stuzzicarmi.

Mi dispiace che adesso come ora Michael non stia bene, e che la sua malattia stia peggiorando. E se purtroppo dovesse finire male, sarà per me un grosso dispiacere, più di quando ho visto che il 2015 è stato diverso da come lo si pensava.
Nel 2001 avevo già previsto che le auto volanti non le avremmo viste da lì a 14 anni, ma pensavo lo stesso di vedere qualcosa di indovinato. C’è stato pochino, a mio parere.

Non è una buona ragione però per smettere di amare la saga, io la amo ancora adesso, anzi: sono tantissimi anni che io mi ripeto ad alta voce le battute di tutti i film. Ecco un buon motivo per cui faccio parte di alcuni gruppi di Facebook di “Ritorno al futuro”, di cui uno pieno di persone che appunto citano le frasi del film di continuo. Seimila iscritti. Sono un privilegiato, o affettuosamente parlando, un “pidocchio”. Di sicuro un superfan, visto che fra il settembre e il novembre 2015, a ogni data corrispondente a quelle della saga, ho messo sul mio profilo album interi di foto di scene tratte dai film.
E grazie a questi film, sono diventato un cinefilo e un appassionato di fantascienza, e anche di film sui viaggi nel tempo in particolare: “L’uomo che visse nel futuro” del 1960, il remake “The time machine” del 2002, “Timeline” del 2003, “L’uomo venuto dall’impossibile” del 1979, “I visitatori” con Jean Reno del 1993, “Looper” con Bruce Willis sono alcuni esempi.
Ho scritto anche un romanzo che a mio padre ricordava molto “Il pianeta delle scimmie” e un libro di racconti dove non mancano i viaggi nel tempo.

Però vi confesso una cosa: pagherei per ritrovare alcune cose che c’erano quando andavo alle medie. Come appunto il videogioco a quiz a tema di “Ritorno al futuro”. Chissà se qualcuno riesce a ritrovarlo, o almeno ci ha giocato come ci ho giocato io!

Luca Gioacchino De Sandoli

 

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