Senza futuro ma con un passato in cui perdersi (di Antonello Vanzelli)

Negli anni Ottanta i giovani avevano ancora un futuro. C’erano i sogni, cominciavano a scarseggiare si ma c’erano. Montavano voglia e aspirazione, il Muro crollava e le persone si stringevano.
Io ero piccolo, giusto, ma arrivavano gli echi di ottimismo, di un qualcosa di migliore che sarebbe prima o poi giunto a noi. E invece il treno è passato ma ha saltato stazione, lasciandoci con un palmo di naso e con ceffoni volanti, alla Amici Miei, ma stavolta dai vagoni a noi astanti.
Quel futuro ha tirato dritto, clacsonandoci in faccia ed in balia di triste passato a venire. Quello stesso futuro che sognavamo vedendo film come Blade Runner non c’era più. Non c’erano cyborg redenti e colombe bianche da liberare.

Film Anni 80

Quando Michael J. Fox inventò il rock

Non c’era il tesoro dei Goonies come miraggio di felicità e non sarebbe arrivato Super Sloth ad aiutarci. La banda Fratelli stava vincendo, portandosi via i dobloni d’oro.
Stava sparendo l’allegria e la spensieratezza frivola che ci regalavamo pellicole come “Bella in rosa” o “Il tempo delle mele”, o i nostri “Sapore di mare” e i “Chewingum”, commediole che avrei visto e rivisto ad oltranza.
E che dire dei primi “Vacanze di Natale”, da alternare con religiosa e certosina precisione ai sempiterni “Professione vacanze” con Jerry Calà? Sarebbe troppo facile dire “Libidine!”.
Avevamo ancora i gettoni per telefonare e aspettavamo Paolo Valenti e Novantesimo Minuto, noi che riavvolgevamo le cassette con la matita, che sognavamo le procaci signorine di Drive In e o le vaiasse di Colpo Grosso, anche se poi bastava un Postalmarket per scivolare in un oblio fai da te.
Con gli anni Novanta cominciò a sparire tutto. Sparì l’illusione del “prendi un pezzo di carta che ti sistemi“, svanì la sicurezza del posto fisso, la favola del principe azzurro cominciò a dissolversi, seguita dalla fragile credenza della necessità di un matrimonio.
Pian piano il tempo si portò via il nostro di tempo. Già, quello che scorreva ci rubava il futuro. Saremmo dovuti tornare indietro, sarebbe servita una Delorean…

Marty-Doc-EinsteinHollywood è la fabbrica dei sogni, regala favole e incantevoli parallelismi. Talvolta quelle favole ti portano via, lontano dal passato o dal futuro e, ingombranti o meno che siano, ti sollevano e ciao. Quando nei cinema arrivò “Ritorno al futuro” la favola prese il mondo ad uno ad uno e lo sollevò.
Si era passati dal Generale Lee di Hazzard e da Kit di Supercar alla primitiva e insieme futuristica Delorean. Già, non era così tecnologica come lo scintillante muso nero di David “Baywatch” Hasselloff ma aveva un fascino tutto suo, con quelle portiere alate e con quello schermo databile.
Bastava spingerla a 88miglia all’ora e si aprivano nuovi spazi temporali e noi viaggiavamo nel tempo con lei, con Marty McFly e con Emmett “Doc” Brown.
Quel futuro lo potevi cambiare con un semplice almanacco sportivo o con un ballo della scuola, bastava poco. Potevi galleggiarci sopra, come con lo skateboard volante di Marty, avevi la vita tra le mani, a volte persino troppo.
Quel ballo scolastico è impresso nella mente, a chiare tinte nostalgiche. In Italia non c’è mai stata la tradizione del ballo di fine anno ma a furia di vedere pellicole americane, si è creato un forte imprinting, come se questi party liceali ci fossero anche da noi.
Quello non fu un ballo normale. Marty McFly fece innamorare di sè sua madre nel passato e per poco non cambiava il corso degli eventi scomparendo nel nulla. No, non poteva andare così. Riuscì a curvare la linea del destino dei suoi genitori e anche della storia della musica, lasciando il pubblico di quel ballo e noi a bocca aperta. Non erano pronti, Grande Giove.
Non abbiamo più sicurezze e non torneremo mai a quel futuro che sognavamo anni fa ma a volte è rilassante tuffarsi nel passato e perdersi nelle favole.

Link articolo originale: http://mexicotears.blogspot.it/2013/06/senza-futuro-ma-con-un-passato-in-cui.html

Antonello Vanzelli 21/06/2013

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